OSSESSIONE

OSSESSIONE: stato psicologico, presente nel disturbo ossessivo-compulsivo. (Wikipedia)

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Fonte: immagini google.

È un pensiero fisso, di cui non riesci a disfarti. Anche la morfologia stessa della parola ne evidenzia il significato: questa serie di lettere uguali che si ripetono in successione sono proprio come quei pensieri che ti assalgono rimbombando nella tua mente e che ti trascinano al di fuori del mondo reale. Proprio come la “O”, la doppia “S” o la “E”, ti ritorna sempre in mente. È più forte di te. È come l’eroina: ne fai uso una volta e sei fottuto. Quando la tua dipendenza diventerà fisiologica, potranno anche passar 15 anni senza che tu ne faccia uso, ma ritornerai a bucarti almeno

un’altra volta nella vita, in una situazione nella quale ricorderai un momento in cui lo hai fatto. A volte mi chiedo: potrebbe davvero essere la droga una soluzione? Con l’aiuto di questa immagini un percorso diverso e ti illudi di poter vivere in modo sereno, buttando i tuoi più problematici pensieri nel dimenticatoio del cervello in un momentaneo stato di “non-io”. Invece no, non è questa la soluzione. Allora, qual è la risposta? Non lo so… Non lo so…
Maturità? Troppo scontato, non è sufficiente.
Forse, determinazione, intelligenza, tenacia. Forse, è proprio questo ciò che serve: dimostrare superiorità intellettuale, combattività d’animo, di valere come persone, di avere una dignità, di non essere sottomessi a niente se non alla propria lucida ragione; comprendere l’enorme potere decisionale di cui siamo provvisti; che siamo noi a gestire il nostro destino, come giocare, cosa scegliere, come scegliere, cosa fare, come comportarci, come amare, come odiare; che nessuna situazione o cosa può influenzare di troppo la nostra vita. Solo noi possiamo distruggere l’istinto, perché la ragione è la luce degli occhi, ma l’istinto spesso li acceca. Allora, guardati allo specchio, guardati! Pensa che sei tu. Che tu esisti, tu, come persona, come individuo a se stante, non amalgamato al resto del mondo. Dunque svegliati, svegliati! Va fuori e distruggi le tue ossessioni. Distruggile, perché non abbiamo bisogno di aggrapparci a ciò che non ci soddisfa e non ci rende felici abbastanza; abbiamo bisogno di aggrapparci al bene, a ciò che è meglio per noi stessi e di lasciare andare tutto l’inutile resto. Occorrono coraggio e volontà. La situazione si ripresenterà, si… si ripresenterà. Ma tu sarai forte e immune a tal punto da poter dire “no, mi spiace, la battaglia l’ho vinta io”. DIPENDIAMO SOLO DA NOI STESSI.

(Federica Zummo )

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5 thoughts on “OSSESSIONE

  1. L’ossessione è un disturbo che genera una malattia, il desiderio invece è qualcosa simile alla passione ma di minore intensità, il desiderio rappresenta un moto di sensazioni del nostro Io che rende le stesse piacevoli o dolorose a seconda se il desiderio stesso venga soddisfatto o meno.
    Famoso il filosofo Epicuro che ha tramandato sino a noi la sua Morale Epicurea sul desiderio, egli infatti divise i desideri in due categorie, quelli naturali e quelli vani, a sua volta divisi in necessari, abbastanza naturali, artificiali e irrealizzabili.
    Nelle religioni orientali invece, il desiderio rappresenta una forma negativa per il nostro stesso Io, in quanto la percezione dello stesso è divisa in due, questa divisone constringe l’essere umano ad una continua sete di dominio che nella realtà non sarà mai realizzabile.
    Il desiderio non è mai un male soltanto se siamo in grado di gestirlo, altrimenti sarà una sorta di continua sofferenza per non poter esaudire del tutto la voglia di desiderare, Schopenhauer era convinto che esaudito un desiderio, l’uomo necessiti di soddisfarne altri, e dopo questi altri ancora
    non trovando mai soluzione alle sue necessità, sarà questo a provocare la sua sofferenza.
    Ci sarebbe molto da dire, ma ora mi fermo per non essere troppo pesante.
    Notte bella.

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      1. No non è possibile sino al suo soddisfacimento, potrà covare sotto la “cenere” per anni, ma tornerà improvvisamente a manifestarsi quando meno te lo aspetti.
        Solo un mio pensiero, quindi soggettivo

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