IL MARE DALLA MONTAGNA

Lu Cummuni
“Perseverare o desistere? Questo è il dilemma.” -Cit. Della Mia Mente- Vista dal Commune, Contrada Santa Maria Del Carmine (TP) (Ph.: Federica Zummo)

Ero profondamente entusiasta di mostrarti e farti conoscere ogni più profondo aspetto di ciò che sono e del mio essere. Così, all’avverarsi di un sogno, quel giorno decisi di portarti lì, sul posto che rappresentava la mia infanzia, la mia vita e la mia anima. Sulla montagna giaceva la mia umile casetta. Era posizionata ad un’altura media, tale da consentire di godersi la pizzicante sensazione delle fresche brezza che, in quella calda e afosa estate di paese, ci accarezzavano delicatamente la pelle. Era un posto speciale per i colori caldi della rilassante quiete che caratterizzava il tramonto. Era un posto meraviglioso per l’estesa visuale che permetteva di osservare il verdastro panorama estivo di un’enorme fetta di paesaggio siciliano, fino al mare, a più di 45 Km da esso. E fu proprio quando cercai di farti scorgere la vista del mare che ebbi modo di riflettere su alcune circostanze. Ricordo ancora bene quando ti dissi:

– Questo è un posto invidiabile, un’insormontabile “Torre di controllo”. Da qui su, vedi ogni cosa, basta che

presti attenzione. A Nord, puoi vedere il monte “Castiddazzu” con, ai suoi piedi, la mia vasta coltivazione di girasoli e pistacchi. Alla fine delle distese, in parallelo, la strada sterrata porta dalla casa fino all’albero di gelsi neri sulla destra, fino al pozzo sulla sinistra e, infine, sino all’uscita. Ad Est, distaccando poco più la visuale, noterai le distese di terreni coltivati da altri imprenditori. Puoi osservare l’agricoltura caratterizzante: vigneti e ulivi. I lotti di terre occupati dalle vigne sembrano dividersi in due: ecco che, più su, puoi scrutare la coltivazione del catarratto; più giù, quella del Sirah e del Cabernet (ma ancora non è tempo di vendemmia, caro!). Se guardi a Sud, oltre questi secolari pini, vedi il maneggio qui in basso, con l’abbeveratoio in cemento poco sulla destra, al di la dello stradone, e le curve malconce della strada extraurbana che conducono, come puoi vedere in fondo, al paese nuovo. E poi, a Sud-Ovest, puoi notare un caratteristico verdastro, sfumato di giallognole secche frattaglie, che circondano i ruderi del Vecchio centro, terremotato nel ’68; e ancora tutte le proprietà terrene e immobiliari di campagna a girare intorno. Puoi vedere la gente passare, “Chi” va “dove” e “cosa fa”. Puoi osservare la rotondità del mondo. Ma adesso la parte più bella: guardiamo ad Ovest, oltre il paesaggio terriero, oltre le montagne…-

Mi guardavi stupito e affascinato, come se i tuoi occhi non avessero mai colto così tanti particolari dettagli nella vita, ma piuttosto, avessero sempre guardato nel complesso, nella massa di forme in cui le cose si presentavano. Ed infatti, i tuoi occhi guardavano tutto con un canone di normalità che privava di essenza la qualsiasi; ma su questo mondo cosa è normale? Qualsiasi entità concreta è fornita di quel piccolo dettaglio che la rende particolarmente unica e, quindi, differente da tutto il resto delle cose. E’ il dettaglio a fare la distinzione. E insistendo, continuai invitandoti a vederci lungo:

– … Proprio in fondo, oltre quei due monti che convergono, puoi scorgere l’orizzonte che sovrasta un misero lembo di mare per poco ancor visibile all’occhio umano. È il Mar Mediterraneo. C’è un po’di foschia, ma se hai l’occhio allenato e osservi bene lo vedrai di sicuro.-

Io te lo indicavo come una fascetta azzurro chiaro che quasi si confondeva col cielo. Allora, titubante, poiché temevi stessi lavorando troppo di fantasia, tu mi chiedesti:

– Ma dove lo vedi il mare?

Io, sicura, ribattei:

-Come fai a non vedere il mare? È la più ammirevole visione che, in lontananza, ci offre questa visuale. In giornate di ciel sereno, totalmente prive di foschia, si vede anche l’Isola di Pantelleria; ma quella è davvero difficile da catturare visivamente. È vero, devi impegnarti un po’ e mettere bene a fuoco per vederlo, ma è lì e non puoi non accorgertene.-

Il mare, da quel punto di vista, appariva misero agli occhi, pur sapendo della sua immensità, dei suoi racconti, della sua profondità. Eh si, il mare… Tanto imponente, quanto incerto. Sai com’è fatto, ma non come si evolve. Sai come si muove, ma non cosa riserva. Conosci la sua superficie, ma non i suoi abissi. Tutto ciò che è vasto, profondo e mutevole appare generalmente misterioso ad occhi che sono solo in grado di guardare superficialmente, poichè osservare a fondo li impaurisce. E così è per il mare: eccedente, esteso e al contempo così elusivo; esplorarlo può far paura, perchè non sono chiari i rischi che si corrono. Ma tu continuavi a guardarmi perplesso e sempre più intimorito dalla mia sicurezza di vedere il mare in lontananza. Sforzavi lo sguardo di vederci lungo, ma non ci riuscivi. Fu osservando il tuo impegno nel cercare di guardare bene ed oltre che feci le mie dovute riflessioni. Passammo le ore al Commune, di fronte a quella magnifica vista, ma tu il mare da lì non lo hai mai visto e mai lo vedrai. Così come non vedrai mai oltre la soglia di migliaia di altri orizzonti nella tua vita. Ed io mi resi conto di non poterti aiutare, non avevo nemmeno un binocolo. Era un tuo limite. Fu per questo motivo che decisi di desistere dal mio impegno con te. Tu non vedevi il mare, non focalizzavi il dettaglio, non percepivi la soglia, non captavi la linea sottile che delineava il quasi invisibile confine tra cielo e mare; di conseguenza, non saresti mai stato in grado di cogliere l’essenza pura delle cose, della vita e dell’amore che io avrei potuto e voluto offrirti.

(Federica Zummo )

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