COME IL VENTO SCUOTEVA LE FOGLIE (Prima Parte)

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Fonte immagine: Google.

 

CAPITOLO I

Un susseguirsi di rincorrersi plasmò la storia di due giovani amanti. Filemone, donna dalla ridondante chioma, custodiva in sé un’indiscutibile bontà d’animo. Era unica nel suo genere e nella sua particolare bellezza. Creatura dall’intelligenza scaltra e sopraffina, conobbe così l’umile Bauci: era una calda notte d’Agosto; precisamente, la notte di San Lorenzo. Fino ad allora, l’uno non era a conoscenza dell’esistenza dell’altra. Il loro inconsapevole viaggio alla ricerca della complementarità avrebbe avuto inizio 

ad una popolana sagra del vino, il cui programma prevedeva di osservare, sulla piazzola di un monte, le stelle cadenti a mezzanotte, in compagnia di un gradevole sottofondo musicale. Filemone era una gran sognatrice; così si premurò di esprimere un desiderio alla vista della prima scia di stelle: chiese la pace con sé stessa e con il mondo. Bauci, che si trovava qualche passo più alla sua destra, si accorse quasi subito dell’incantevole sagoma pensierosa, intenta a confidarsi col cielo. Non ne delineò immediatamente i tratti a causa della scarsa intensità di luce che, comprensibilmente, pervadeva l’ambiente e, forse, per questo ne poté trarre in primis l’essenza. Bauci era un ragazzo dall’animo vivace e curioso. Per questo motivo si sentì spinto dalla voglia di avvicinarsi a lei pian piano, senza risultare pesante o indiscreto. Ruppe il ghiaccio interessandosi a quale speranza nutrisse che l’universo gli avrebbe dovuto concedere generosamente. E prima che lei avesse risposto, la guardò intensamente per 3 secondi attraverso quegli occhioni scuri, esordendo col dire che non c’era desiderio al mondo che una stella non potesse esaudire per un volto sincero come il suo. Stupita, Filemone sorrise compiaciuta. Gli chiese quale fosse il suo nome e dopo gli rivelò il suo. Poi scomparve nella folla. Era andata via. Bauci continuò a cercarla durante tutta la serata, senza riuscire più a scorgerla.

 

CAPITOLO II 

Due giorni dopo, l’immagine fioca ed effimera di Filemone era diventata un pensiero fisso per Bauci e pertanto decise di cercarla. Aveva appreso da quale zona provenisse dal suo accento decadentemente provinciale e aveva capito quindi che posti avrebbe dovuto frequentare perchè ci fosse possibilità di poterla incontrare più spesso. Ivi si recò. Fece un bel giro per diversi negozi e locali, ma non riuscì a rivederla. Era ormai in procinto di tornarsene a casa, quando si fermò in un supermercato di passaggio, dopo essersi ricordato di comprare il pane e qualche altra cosuccia per la cena su commissione della madre. E proprio mentre era concentrato su quale marca di tonno sarebbe stato più conveniente comprare confrontando i prezzi al Kg, sentì il saluto emanato da una soave vocina provenire dalla sua sinistra: “Ciao”. Subito capì. Rimase immobile qualche secondo, poi alzò lo sguardo e la visione di Filemone gli allietò nuovamente la giornata, alimentando uno spirito di speranza che aveva perduto. Sorpreso dentro e impassibile fuori, rispose al saluto e chiese: “Ciao Filemone. Che sorpresa vederti! Come stai?”

“Bene.” – disse Filemone, continuando – Che ci fai da queste parti?”
Per la prima volta Bauci la vide chiara in viso, alla luce del sole. Ammaliato dalla sua spiccata dolcezza, la fissava con lo sguardo tenero di chi si accorge dell’umanità di una persona. Disse che era lì di passaggio, inventando una scusa. E non perse di certo occasione per invitarla a passare del tempo assieme, chiedendole al contempo anche il numero di telefono per potersi sentire ed, eventualmente, organizzare. Filemone acconsentì a scambiarsi i numeri, ma non diede alcuna certezza riguardo l’invito.

Filemone stava uscendo da un periodo molto buio della sua vita. Da poco si era ritrasferita a casa dai suoi e si sentiva ancora scombussolata e disorientata a causa della sua ultima esperienza negativa. Per di più, aveva da poco troncato una relazione importante in malo modo e non aveva di certo la testa né la voglia di intraprendere nuove frettolose conoscenze. La figura di Bauci, però, le destava pensiero positivo. Iniziarono a sentirsi telefonicamente. A Filemone piacevano le attenzioni che Bauci le riservava, preoccupandosi spesso di chiederle anche come stesse. Era iniziato un rapporto confidenziale, grazie al quale Filemone poté aprirsi e sfogarsi di tutti i suoi pensieri più oscuri. Qualche volta si incontravano a diversi eventi. Bauci non smetteva mai di riempirla di ammalianti complimenti e i due erano arrivati al punto di volersi bene e di provare affetto reciproco. Spesso lui le chiedeva di uscire e frequentarsi, perché avrebbe voluto conoscerla meglio e desiderava il suo contatto fisico e mentale. Filemone, mai convinta, si trovava sempre costretta a rifiutare i suoi inviti per paura di poter vivere un’altra crisi di qualsivoglia natura od intensità nel momento indiscutibilmente meno opportuno di tutta la sua vita. Aveva bisogno di ritrovare prima sé stessa. Ad ogni modo, le procurava piacere sentirlo ed anche incontrarlo casualmente a quegli eventi che comunemente erano soliti frequentare entrambi.  

 

CAPITOLO III

Un giorno, Bauci, che non aveva affatto voglia di demordere, stanco dei suoi “no”, approfittò di una distrazione di Filemone per poter finalmente  uscire con lei senza più alcuna scusa. Una domenica di Maggio, la incontrò sul litorale a passeggiare con le amiche. Non si perse l’occasione di fare gruppo e concludere la giornata tutti insieme e in lieta compagnia. Così, prima che Filemone si apprestasse a tornare a casa, di nascosto Bauci infilò i suoi occhiali nello zainetto di Filemone. L’indomani la chiamò: “Ciao Fì. Come va? Senti, non so se ti ricordi… ma ieri, non sapendo dove appoggiare i miei occhiali, li ho infilati nel tuo zainetto e poi me ne sono dimenticato. Adesso mi servirebbero, quindi debbo venire a riprendermeli”. Un furbo stratagemma quello dell’impavido Bauci. A quel punto, Filemone non ebbe più scuse per dire di no e decisero l’ora e il luogo dell’appuntamento. Si recarono in un bar per un aperitivo e passarono un paio d’ore insieme. Il fatto che Filemone era ancora presa dai suoi oscuri ed angoscianti pensieri faceva si che apparisse distratta e disinteressata agli occhi di Bauci. In tal senso, lui concluse da quell’incontro che non ci sarebbero stati i presupposti per continuare ad insistere in questa storia. 

CAPITOLO IV

Più passavano i giorni, più Filemone mostrava i segni della sua ripresa psicologica. Per effetto inversamente proporzionale, lei e Bauci iniziarono a sentirsi sempre meno. Filemone continuava la sua rinascita, diventando ogni giorno di più una persona nuova e viva, capace finalmente di agire e ragionare con lucidità. Non aveva, comunque, mai smesso di pensare a Bauci. Non capiva quanto ne valesse la pena di iniziare una frequentazione con lui perchè offuscata dal suo stato d’animo fino ad allora negativo. Tuttavia, Bauci aveva portato nella sua vita una ventata di speranza e la voglia di credere e di avere fiducia nuovamente nelle persone. Questa volta, presa dalla positività, decise di farsi avanti lei, porgendogli inviti ad uscire che Bauci sempre rifiutava con diverse scuse. In effetti, non si stavano più sentendo da un po’ di tempo ormai e la cosa la faceva insospettire. Addirittura, tutte le volte che casualmente si incontravano in qualche posto, lui la evitava di proposito. Filemone non cercò spiegazione alcuna in merito e smise definitivamente di cercarlo. Non poteva permettersi preoccupazioni che avrebbero potuto destabilizzare il suo precario equilibrio e decise di rimanere concentrata per non perdere di vista sé stessa. Dunque, lasciò andare la situazione al proprio destino, convincendosi del fatto che Bauci fosse una persona comune, come tante altre, di quelle capaci di gonfiare le situazioni per poi sgonfiarle a proprio piacimento: un venditore di fumo, insomma. 

 

CAPITOLO V

Qualche settimana dopo fu svelato l’arcano. Filemone si trovava ad una festa estiva con la sorella Naiade che, essendo a conoscenza della storia di Bauci, si accorse della sua contemporanea presenza sul luogo del divertimento. Naiade subito andò a riferire a Filemone ciò che aveva appena scoperto: Bauci si era… [TO BE CONTINUED…]

 

 

 

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5 risposte a "COME IL VENTO SCUOTEVA LE FOGLIE (Prima Parte)"

    1. Grazie! Io adoro il mondo greco e spesso traggo da li insegnamenti per la vita dei nostri giorni. Perciò mi piace rivisitare i reinventare certe storie prendendo determinati personaggi come punti di riferimento e di spunto. Dopo i Morti arriverà la seconda parte 😊😊

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