COME IL VENTO SCUOTEVA LE FOGLIE (Parte II)

Per chi non fosse in pari col racconto: COME IL VENTO SCUOTEVA LE FOGLIE (Prima Parte)                

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Immagine dal web.

CAPITOLO V

Qualche settimana dopo fu svelato l’arcano. Filemone si trovava ad una festa estiva con la sorella Naiade che, essendo a conoscenza della storia di Bauci, si accorse della sua contemporanea presenza sul luogo del divertimento. Naiade immediatamente si recò da Filemone per raccontarle quanto aveva appena scoperto: ebbene sì, Bauci si era fidanzato; si trovava alla festa in lieta compagnia. Filemone poté così finalmente realizzare quali furono i veri motivi che spinsero Bauci ad assumere un atteggiamento respingente nei suoi confronti. Tuttavia, il fatto non la sconvolse più di tanto: la sua priorità rimaneva il suo equilibrio interiore che non doveva dipendere da persone o fatti esterni. Ci rimase un po’ male e si mise subito il cuore in pace. Nei giorni a seguire, comunque, l’immagine di Bauci 

che attraversa la sala mano nella mano con la sua ragazza non l’abbandò nemmeno per un minuto. Cercò di farsene una ragione per mezzo di dovute riflessioni. Filemone iniziò a vedere Bauci come un’occasione perduta, tanto che la sera, prima di mettersi a dormire, pensando a lui, le veniva sempre in mente un antico detto siciliano: “ ‘ni la vita c’è cu disìa, c’è cu schifìa e cu mori disiannu.” Tradotto: “nella vita c’è chi desidera, c’è chi disprezza e chi muore desiderando.” Ebbene sì, Filemone si sentiva come una di quelle persone che nella vita hanno prima disprezzato e poi desiderato fino alla morte. Non se ne fece di certo una colpa e si limitò ad assumersi la responsabilità delle sue decisioni che l’hanno portata a trovarsi in quella precisa situazione. Sic stantibus rebus – come direbbero i Latini – entrò in uno stato di rassegnazione, ragion per cui aveva smesso di aspettarsi qualcos’altro da parte di Bauci e continuò a proseguire, con dovuta serenità, la sua vita. Iniziò a pensare che, evidentemente, Bauci è stato solo una persona di passaggio nel percorso della sua esistenza, una di quelle che lasciano il segno solo perché possiamo forgiare un’armatura difensiva nei confronti delle avversità della vita, uno scudo che ci insegni a schivare le delusioni scagliate da personalità false e prive di sensibilità d’animo. Cominciò anche a chiedersi quando avrebbe potuto vivere il sentimento vero dell’amore, nella convinzione che Dio avesse chissà quale progetto di vita in serbo per lei e fiduciosa del fatto che prima o poi le avrebbe fatto conoscere l’uomo della sua vita.  Filemone, infatti, sognava una storia d’amore da favola (il concetto di “favola”, in tal senso, è soggettivo e puramente personale) che, per quanto possa sembrare infantile, rispecchia i pensieri di tutte le donne. Le sarebbe piaciuto condividere dei momenti con qualcuno, un complice che la coinvolgesse e che, a sua volta, si sentisse coinvolto a tal punto da poterle adornare la vita. Ora che la sua esistenza era un quadro perfetto, le mancava da scegliere la cornice più adatta. Tuttavia, Filemone non si disperò nel tentativo di cercare un uomo a tutti i costi: stava benissimo d sola, perché aveva iniziato a stare bene con sé stessa. Accontentarsi non avrebbe fatto al caso suo.

 

CAPITOLO VI

Una mattina di Settembre, Filemone si era recata in un paese vicino al suo per completare gli ultimi servizi di un lavoro che aveva iniziato durante l’estate. Era una giornata torrida, il sole spaccava le pietre e la temperatura segnava 36°C. Ebbe un attimo di pausa e si recò nel bar più vicino per poter prendere un caffè macchiato al vetro e mangiare qualcosa di dolce. Ad un tratto sentì il telefono, che aveva poggiato sul tavolo come d’abitudine, squillare: era un messaggio di Bauci. Egli s’era perfettamente reso conto di quanto le fosse stato distante in questo ultimo periodo, ma Filemone non si sarebbe mai aspettata di ricevere un suo messaggio. In quanto troppo preso dalla sua nuova relazione, a malapena si era ricordato di farle gli auguri di compleanno qualche mese prima, a cui lei invece teneva moltissimo. Dunque, forse Bauci aveva avuto un momento di nostalgia e per questo le scrisse: “Ciao Fì. Come stai? Non so più niente di come ti vanno le cose. Mi piacerebbe poterti vedere per passare del tempo assieme e fare una chiacchierata.”
Filemone, che non dava mai soddisfazione alcuna, seppur sorpresa e felice di ricevere quel messaggio, rispose con estrema cautela nell’intento di sondare prima le sue intenzioni. Per questo motivo gli rispose: “Ciao Bauci. Al momento va tutto bene, grazie. Potremmo organizzare un’uscita insieme, mi farebbe piacere poter fare una bella chiacchierata con te da buoni amici, come ai vecchi tempi.”
Finì lì quella breve conversazione. Filemone si chiedeva come mai Bauci le avesse chiesto di vedersi, nonostante fosse sentimentalmente impegnato. A lei non piaceva pensar male della gente a primo acchito, riponeva una fiducia che tendeva a giustificare determinati comportamenti in fase di accertamento. Qualche Giorno dopo, Bauci si rifece vivo proponendole il da farsi. La portò a vedere il tramonto sul mare. Capitarono in una giornata perfetta: la sabbia rilasciava ancora il calore del sole; il piatto del mare infondeva all’incontro una certa tranquillità, il lieve infrangersi delle onde sulla battigia li faceva sentire vivi e i loro animi furono riscaldati dai colori tenui del cielo aranciato e dal sorseggiare in calice del fresco vino bianco.
Ad un certo punto, Bauci tirò fuori l’argomento: “Sai che mi sono lasciato con Eva, vero?”
Al sentir di quelle magiche parole Filemone sentì scoppiare dentro di sé una gioia profonda e le si riaccese un alito di speranza. Tuttavia, si dimostrò impassibile e rispose: “No. Pensavo fossimo qui per passare del tempo in amicizia. Non mi aspettavo altro.”
Bauci, allora, le si sedette vicino e continuò esponendole i motivi per i quali si trovò costretto a rompere con Eva, aggiungendo: “ad essere sincero, non ho mai smesso di pensare a te e mi mancavi. E’ per questo che sono qui.”
Il cuore di Filemone palpitava come non le era successo mai, tanto che non riusciva nemmeno a guardarlo negli occhi. Bauci le prese il viso, glielo accarezzò dolcemente e la baciò. Fu una serata ricca di emozioni intense per entrambi, di sensazioni inaspettate, mai provate prima. La serata si concluse in una sfera di romanticismo, tra lo scherzo, le  tenere risate e fare il bagno nudi quando fece sera sera. L’acqua era calda al punto giusto per non morire di freddo. Ormai non c’erano più dubbi e si era spogli da qualsiasi pudore. Si era semplicemente sé stessi, nell’omogeneità di un ambiente perfetto e totalmente favorevole alla loro unione.

 

CAPITOLO VII

Già a partire dall’indomani, la storia tra i due procedeva a gonfie vele, finché una mattina Filemone scoprì qualcosa che cambiò radicalmente e in maniera definitiva le cose… [TO BE CONTIDUED…]

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6 risposte a "COME IL VENTO SCUOTEVA LE FOGLIE (Parte II)"

  1. Prosegue bene, vedo, perché si mantiene interessante. Segnalo solo un refuso: “Bauci, allora, le si sedette vicino e continuò esponendole i motivi per il quale si trovò costretto a rompere con Eva…”. Ci metterei “per i quali”.
    A parte la parentesi pedantesca, era interessante quell’accenno alla mutevole concezione di “favola” nel capitolo V, che mi ha stimolato questa riflessione: come mai si dice “da favola”? Il senso è chiaro, certo: si pensa all’atmosfera incantata in cui può accadere l’impossibile e in cui l’intervento di forze magiche porta alla felice conclusione della storia; ma due sono le considerazioni che si affacciano alla mia mente.
    La prima è che in realtà quelle che abbiamo in mente sono le fiabe, mentre le favole sono quelle storie a contenuto morale, spesso con animali umanizzati come protagonisti che risalgono almeno a Esopo e Fedro: non “Cenerentola” ma “La cicala e la formica”, dunque.
    La seconda è che in realtà il mondo delle fiabe è terribile, e basta andarsi a cercare le versioni originali: credo che un filologo odi Disney con tutto sé stesso ma che i bambini possano ringraziarlo, visto che nelle versioni originali Biancaneve si risvegliava per un ben poco romantico scossone alla bara – Shrek docet – o che in un’antica versione le sorellastre di Cenerentola si tagliavano parti dei piedi per calzare la scarpetta di cristallo… lasciamo poi perdere Cappuccetto Rosso, che nell’originale rispettava la fisiologia e le abitudini alimentari di un vero lupo con esiti macabri…

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    1. Ti ringrazio per l’appunto, ho corretto l’errore di battitura. Anzi, se ce ne sono altri ti pregherei di farmelo presente. Ad ogni modo, lo rileggrò con calma e con più attenzione non appena questo mi sarà possibile.
      Per quanto concerne la tua considerazione in merito al concetto di “favola”, dico che l’espressione che io utilizzo (come tanti altri, alla fine) proviene più che altro dal linguaggio parlato e non da quello letterario. Tutti conosciamo benissimo la favola come genere letterario e la sua composizione. Infatti, questa espressione, più che riprendere una lo stile di una favola quale possa essere, ad esempio, quella di Fedro, intende la leggendarietà della situazione vissuta in senso straordinario. Tanto che dal termine “favola” viene poi coniato l’aggettivo “favoloso”.

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      1. Giusto, infatti quello che ho scritto riguarda proprio l’uso comune, generale, a monte del tuo racconto – molto bello. Credo ci sia un equivoco alla base del modo di dire, un equivoco antico e radicatissimo; e non aiuta il fatto che il termine latino “fabula” (donde l’aggettivo che citi) voglia dire di fatto “storia inventata”, cioè sia fiaba sia favola… un gran guazzabuglio 😉

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      2. È il bello della lingua: un po’ si complica e un po’ si semplifica, ma la cosa è particolarmente affascinante in italiano, una lingua molto conservativa e molto latineggiante rispetto alle sue sorelle strette. Succedono fenomeni interessanti.

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