PROCESSO DI RIMOZIONE

e s o t s m
Eternal Sunshine of the Spotless Mind. (Immagine del Web)

Dimentichiamoci il mare d’estate
e le flebili onde
e la sabbia fredda di notte.

Dimentichiamoci la montagna
e le strade impervie
e la pozza d’acqua dolce.

Dimentichiamoci il sangue dei gelsi
e i baci onesti
e gli abbracci avvolgenti dei rami.

Dimentichiamoci le scie di stelle
e i lunghi cammini
e le tenere trecce di mani.

Dimentichiamoci casa nostra
e il freddo del mondo
e le stufe di pelli umane.

Dimentichiamoci i torti subiti
e il cuore che batte
e la piena dei languidi occhi.

Dimentichiamoci che siamo stati
e di essere vivi
e di appartenere al medesimo posto.

Dimentichiamoci.

(Federica Zummo)

 

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NINNA NANNA A SONAGLI

Fonte immagine: Google


Din, din, din…
Cala il sipario su note di stelle,
afferra la mano che ti porterà
oltre il confine di un mondo ribelle,
dove la pace si ritroverà.

Tin, tin, tin…
Orsù, tu dormi e non ci pensare,
cala le palpebre e dormirai.
Prendi il volo e comincia a sognare
scene di gloria che realizzerai.

Cin,cin,cin…
Ora che ciondoli in sonno profondo,
brinda alla vita e ti sorriderà.
Tieni segreto il tuo piccolo mondo
che da rifugio ti servirà.

(Federica Zummo)

LUCE NERA

Da quadernetti ritrovati, ripesco questo reperto risalente ai miei anni di Liceo; precisamente al 2008. In questi versi, lascio immutato il mio pensiero da sedicenne.

lux
Fonte immagine: Google.

Slitta per il parcheggio di un ospedale,
dove muore ogni passione e cede ogni dolore.
L’estrania mano che lo lasciò cadere
non mutò in sentimento quell’infamia nascosta
sotto il bianco viso di colui che, con quel dannato treno
carico di indifferenza, lo investì.
Ogni speranza di vita era persa per sempre;
ma una Luce fiduciosa mise a tacere ogni sofferenza
e rese omaggio alla tanto attesa Pace
che Said merita in eterno.

In pace il suo cuore, in pace il suo amore,
riposa il nero animo adesso libero
da ogni servitù dolente,
che aspirava a scrivere sui muri della Metro
ciò che avrebbe voluto contestare.

(Federica Zummo)

SOLMONETH

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Febbraio, Mese del Fango,
da sempre nei secoli ostile,
sei il mese più corto dell’anno,
sei quello più nero, atrabile.

Sei stato accorciato da Augusto,
geloso del Mese di Giulio,
ti rubò un giorno dall’anno bisesto
affinchè Agosto restasse un cimelio.

Cristalli gelidi di Ametista
riposano sopra la fredda Terra,
riflessi viola di un cielo pietista
che usurpi coi Giorni di Merla.

Ultimo mese dell’anno contavi,
Numa Pompilio ti diede la voce.
Ultimo mese d’inverno rimani,
ultimo chiodo di questa croce.

Sciogli la neve dei candidi campi
per dare vita alle Primule nuove,
per dare segno dei finali scempi,
per annunciare che te ne vai altrove.

E quando alfine ti sei accomiatato
si avverte un’aria più pura e leggera.
E le sofferenze di chi ti ha patito
le porti con te, via, con la bufera.

Ma il tuo destino è di ritornare,
quasi tu fossi una maledizione.
Febbraio funesto, Oh, non ci turbare!
Abbi pietà dell’invocazione.

(Federica Zummo)

IL SALE SULLA PELLE

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Saline di Marsala. Ph: Federica Zummo

Ho il sale sulla pelle.
Bianco alone sulla schiena,
sulle mani e sulle labbra,
come schiuma secca infranta
delle onde morte a riva,
masochiste suicidate
con effimera energia.

Ho il sale sulla pelle.
Assorbito dalla sabbia
del deserto del mio io,
asciugato e prosciugato
da orizzonti tramontati,
tempestati di follia,
di smaccante frenesia.

Ho il sale sulla pelle.
Bianco alone sopra il viso,
sulle guance e sotto gli occhi,
sale amaro da leccare.
Non è il mare, non è il salso,
ma è il solco di una stilla
che ha incavato la sua via.

(Federica Zummo)

 

4 NOVEMBRE

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Immagine dal Web.

Rammentiamo i nostri Eroi caduti in guerra,
morti per noi su una crudele e fredda terra.
Essi non vengono mai ricordati abbastanza:
qualche volta solo ammirati,
ma spesso dai nostri cuori dimenticati.
Per loro una Commemorazione di sole due ore:
“…ci hanno dato protezione e amore!”
E poi passano vaghi nelle nostre menti.
Purtroppo, per loro solo questo momento:
uno squillo di tromba e un marmoreo Monumento.

(Federica Zummo, 2005)

GIÙ LA BAUTTA

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Immagine dal Web.

Scende la notte, cala il sipario.
Finito il teatro, finisce il calvario.
Smontano il palco e spengon le luci,
resta una piazza dai vuoti truci.

Finita la banda, finita la festa,
niente più voci nella mia testa.
Solo un immenso silenzio regnante,
fitto di un’ubbia pregnante.

Il vuoto lasciato dal dramma teatrale.
Cosa mi resta? Che devo fare?
Volto le spalle. Me ne posso andare?
O mi conviene ancora aspettare?

Resto a guardare, forse ho deciso,
il declino dell’opera sul tuo viso.
Giù la bautta, t’ho già capito.
L’epilogo infido non l’ho gradito.

L’ultima favola è tramontata.
Pur la platea s’è tutta svuotata.
Mi godo i posteri del finale;
sola, ma libera dal mio male.

Traccio un confine al centro di piazza.
E’ la mia anima, tu non entrare
che voglio sdraiarmi a guardare le stelle:
quelle vere, non quelle teatrali.

(Federica Zummo)